Aguscello manicomio fantasma

aguscello manicomio fantasmadi Romina Malizia

Luogo di dolore diventato meta di messe nere e rituali occulti, oppure di curiosi in cerca di “adrenalina”. Se fosse vera la presenza di spiriti e morti violente quel luogo dovrebbe essere benedetto oppure esorcizzato. All’interno è presente anche una Cappella utilizzata da folli dediti al male. Il paradosso finale è lo spostamento della giostrina in Svezia per usi teatrali, come scenografia di uno spettacolo contro l’olocausto ed i gulag. Follia assoluta. E’ un oggetto su cui alberga la leggenda, o credenza, che venga mossa da spiriti di bambini presenti nel manicomio. L’autore dello spettacolo conosce bene la storia di quel luogo terribile ed infestato, vuole attrarre spettatori, e quindi profitti, utilizzando anche la curiosità scatenata dalla giostrina…io non utilizzerei mai oggetti simili per uno spettacolo in rispetto agli accaduti.

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Aguscello,il manicomio dei bambini fantasma

Aguscello è una piccola frazione del comune di Ferrara che sarebbe oggi ai più sconosciuta non fosse anche la sede di un’omonima struttura che la tradizione, il folklore e le testimonianze ci descrivono come una fra le più sinistre e infestate in Italia. L’ex manicomio di Aguscello, a circa mezz’ora di strada dal centro della frazione, possiede tutti gli ingredienti che fanno di esso l’ambiente della più classica fra le ghost stories di Henry James: un passato incerto e nebbioso, gli spiriti innocenti di bambini vittime di orrendi soprusi, e un’aurea fatiscente e derelitta dovuta forse più all’incuria dei vivi che alle maledizioni dei morti. Ma quanto c’è di vero?

Aguscello, storia e documenti

I primi documenti che attestano l’esistenza di tale struttura risalgono al 1870, anno in cui i fratelli Pareschi ne acquistarono il lotto ad un’asta pubblica occorsa il giorno 1 Aprile. Nel 1896, un documento certifica che la proprietà passa in mano a tale signor Lombardi, che ne esercita l’usufrutto per lire 12000 annui sotto concessione del vescovo Enrico Grazioli. Gli atti notarili di quel periodo certificano che dal 1900 al 1933 la clinica di Aguscello cambia mediamente un proprietario ogni tre anni. Noi non ci soffermeremo ulteriormente nell’improbabile ricordo di questi nomi senza un volto sepolti dal tempo (e, pace all’anima loro, anche da tanta terra presumibilmente), fatta eccezione per l’ultimo proprietario di cui si abbia notizia certa: la signora Amelia Guerra, moglie del dottor Giovanni Bernardi, che rende l’edificio – fino ad allora adibito a residenza privata dai precedenti possessori – un ospedale per malati di tubercolosi. Nel 1940, esso viene venduto alla croce rossa italiana, che lo trasforma in un ospedale psichiatrico per bambini di età inferiore ai 13 anni.

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Aguscello, storia e leggende

Ricostruire la storia di Aguscello non è affare facile. La Croce Rossa gestisce il pedagogico per 30 anni, fino al suo improvviso abbandono avvenuto nel 1970. In merito a questo periodo, la documentazione ufficiale della struttura – che comprende anche le cartelle cliniche dei piccoli pazienti – è custodita presso gli archivi del comitato provinciale di Ferrara, a disposizione di chiunque desiderasse approfondire meglio il trentennio.

Tuttavia, giacché il nostro è un sito che si occupa di miti e leggende, noi è della leggenda che parleremo e che da anni viene tramandata, andando a costituire l’ossatura di quella che è la storia “non ufficiale” di Aguscello, nella quale – per semplicità, o per un sadico amore del macabro – tanta gente oggi preferisce credere. Quello che segue pertanto nulla ha a che vedere con la storia ufficiale di questo luogo ma riprende (solo parzialmente) il folklore e il mito di Aguscello. Secondo la tradizione, quello che avvenne nei 30 anni di attività del manicomio – o del “pedagogico” come sono soliti chiamarli a Ferrara – è orribile: l’edificio sembra fosse gestito da suore che non avevano particolarmente a cuore i bambini lì abbandonati. Le testimonianze di chi ha vissuto quegli anni nel Ferrarese parlano di torture fisiche e mentali molto pesanti. Un dolore che ancora oggi trapela da quelle mura e scuote le coscienze di chi mosso dalla curiosità si reca in visita all’ex manicomio di Aguscello in cerca di guai (l’area è pericolante). L’atmosfera è pesante e il supplizio dei piccoli è ancora vivo fra gli oggetti, le sedie, i lettini che si trovano all’interno delle vecchie stanze, dove fra scritte blasfeme alle pareti, simboli satanici e degrado, è possibile trovare un riscontro concreto all’incuria nella quale oggi versa l’edificio, in balia dell’edera e del menefreghismo più assoluto.I resti di apparecchiature, inclusa una macchina per l’elettroshock, sono stati rinvenuti fra le campagne adiacenti al presunto ex manicomio e rappresentano secondo alcuni la vivida testimonianza dell’abbandono improvviso de 1970. Come al solito però, trattandosi di leggende tramandatesi oralmente, i motivi della fuga da Aguscello non sono del tutto chiari.

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Aguscello, fantasmi e atroci delitti

Non c’è uniformità fra le teorie che giustificherebbero la scomparsa dei bambini nel manicomio durante l’ultimo giorno della sua esistenza. L’ipotesi più gettonata ci parla di un incendio, casuale o doloso, che avrebbe messo fine alla vita di tutti i piccoli ospiti, impietosamente rinchiusi dalle suore “cattive” agli ultimi piani dell’edificio. Una versione forse ancor più inquietante ha per protagonista un bambino colpito da una grave forma di schizofrenia, di nome Filippo Erni. Il giovane, mentalmente stremato dai metodi educativi rigidi e opprimenti in voga nel manicomio, sarebbe impazzito, uccidendo alcuni suoi compagni prima di venire rinchiuso all’ultimo piano del manicomio. Dall’unica finestra della stanza si sarebbe lanciato in preda alla disperazione, trovando la morte. Proprio l’anima di Filippo Erni sarebbe stata avvistata nel corso degli anni dai numerosi Ghost Hunters partiti all’avventura. La figura descritta è quella di un bambino di circa 12 anni, biondo, dall’espressione arcigna che correndo si aggira nel giardino di Aguscello di cui è prigioniero per l’eternità.

Un’ultima ipotesi farebbe coincidere la chiusura del manicomio e la morte di tutti suoi ospiti con lo scoppio di una grave epidemia virale non arginata dal personale, che dopo aver sepolto i corpi in una fosse comune nella zona boschiva antistante al manicomio, se la sarebbe data a gambe levate.
Qualunque sia la fine toccata in sorte al manicomio e a tutti i suoi abitanti, è un dato di fatto che oggi i curiosi che si avventurano all’esplorazione di Aguscello – imprudentemente, giacché l’edificio è pericolante ed è un ritrovo per drogati e partecipanti di messe nere – affermano di sentire una sensazione di angoscia opprimente fra quelle pareti, e di udire gli scalpicci dei piedini e i lamenti dei tanti bambini un tempo presenti. Aguscello è senza dubbio un luogo dal quale è facile lasciarsi suggestionare: i pavimenti crollati e le scale in disuso non consentono di ispezionarlo per intero. In particolare l’ultimo piano, quello dove secondo la leggenda sarebbero stati rinchiusi i bambini e da dove Filippo Erni si sarebbe lanciato, è assolutamente off limits e sarebbe letteralmente un suicidio provare a raggiungerlo. In più, negli anni l’edificio è stato sede di messe nere e rituali di vario genere, le cui testimonianze sono incise sulle decrepite pareti in segni e frasi che recitano i loro sinistri ammonimenti agli incauti visitatori.

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http://fantasmitalia.it/aguscello/

Aguscello, la ‘giostrina del mistero’ andrà in Svezia

Rimossa dall’ex ospedale psichiatrico infantile verrà utilizzata in uno spettacolo teatrale sull’olocausto

Ferrara, 4 giugno 2016 – La giostrina del mistero lascia Aguscello. Abbandona, sia pure temporaneamente, l’anima inquietante dei fantasmi che la farebbero cigolare, come un lamento di morte. E parte per la Svezia. Destinata a diventare il simbolo di altri dolori: l’olocausto, e l’orrore dei gulag. Lo scheletro arrugginito della grande ruota e dei seggiolini contorti, ha infatti ispirato un attore e regista scandinavo, Robert Jakobsson, che la prossima settimana arriverà a Ferrara e d’intesa con la Croce Rossa – proprietaria dell’ex ospedale ‘pedagogico’, chiuso dagli anni Settanta e frequentato intensamente dai cacciatori dell’occulto –, preleverà la giostrina proprio per utilizzarla nella scenografia di uno spettacolo in fase di allestimento.

«Conosco bene Ferrara, ho lavorato lì qualche anno con il Teatro Nucleo – racconta Jakobsson, direttore artistico del Teater Albatross di Gunnarp –; qualche settimana fa sono tornato, alla ricerca delle mie radici artistiche». Ed assieme ad un amico artista, Fabrizio Bonora, Jakobsson è passato davanti all’antico ospedale dismesso da anni; incuriosito, ha preteso di entrare nel fitto giardino, passando nel varco della recinzione. L’amico gli ha riferito le leggende che incombono sull’edificio; l’eco di morti misteriose, di sofferenze indicibili, di bambini martoriati, ha fatto breccia nel suo istinto.

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«Sto completando il copione del nuovo spettacolo, che racconta le sofferenze dei bambini in fuga dalle guerre – prosegue l’attore e regista svedese –; e così ho chiesto di poter avere quella giostrina che rappresenta un segno eloquente della felicità e del terrore». Il permesso, da parte dei referenti della Croce Rossa, è stato accordato; appunto per i fini artistici, ed a condizione che la rimozione della giostrina avvenga nella completa sicurezza, e che dopo aver smurato la dependance dell’antica villa in cui si trova quel gioco inutilizzato da decenni, l’artista svedese provveda a ripristinare la parete. Poi sul ritorno a Ferrara della giostrina, se ne parlerà alla fine dello spettacolo: «Io sono convinto che rappresenterà uno degli elementi più evocativi dell’allestimento scenico – garantisce Jakobsson –, vederla mi ha procurato un’emozione enorme».

http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/occulto-mistero-aguscello-1.2222004

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