La marijuana combatte il cancro – il cannabidiolo

cannabidiolo la marijuana combatte il cancrodi Romina Malizia

Come tutti possono facilmente dedurre esistono cure alternative che possono integrare o sostituire quelle attualmente impiegate. Il cannabidiolo è un composto derivante dalla pianta di marijuana che potrebbe fermare le metastasi ed avere un utilizzo anticancro. La speranza è quella che i medici un giorno si ribelleranno alle multinazionali farmaceutiche in nome della salute e cura dell’uomo….anche se la fame di soldi vince quasi sempre. Giustamente gli studi scientifici specificano che e conseguenze farmacologiche e tossicologiche dell’uso “comune” di cannabis, inteso come droga psicoattiva, sono legate all’assunzione delle sostanze psicotrope ed all’esposizione delle altre sostanze che si producono durante la pirolisi. Ovvero il processo di combustione della sigaretta o, meglio, della “canna” è cancerogeno. I vapori che si producono fumando marijuana e hashish contengono ossidi di azoto, monossido di carbonio, cianuri, nitrosammine. Il particolato contiene fenoli, cresoli e vari idrocarburi aromatici, tutti cancerogeni. Quindi le informazioni qui riportate sono riferite all’estratto della pianta ed non al suo utilizzo come droga, ossia”fumata” infatti ha effetti cancerogeni ed è stato riscontrato un legame tra marijuana e l’insorgenza di tumori, in modo particolare:  La ricerca condotta dall’Università della California, che richiama un documento del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, e ha preso in esame 163 uomini che avevano assunto droga, confrontando per 5 anni il loro stato di salute con quello di 292 uomini più anziani, omogenei per età e per caratteristiche etniche. Il risultato che emerge è chiaro: tra coloro che avevano fumato marijuana, la possibilità di sviluppare un cancro ai testicoli è doppia rispetto a chi non ha mai fatto uso di cannabis.

La cura per il cancro potrebbe arrivare dalla marijuana.

Il composto derivato dalla nota pianta potrebbe infatti fermare le metastasi in molti tipi di cancro aggressivo, evitando che diventino mortali. “Ci sono voluti circa 20 anni di ricerca per capirlo, ma siamo molto eccitati” – ha detto Pierre Desprez, uno degli scienziati del California Pacific Medical Center di San Francisco che ha lavorato alla scoperta. “Vogliamo cominciare con le prove il più presto possibile. La scoperta, che ha già superato test di laboratorio e di sperimentazione animale, è in attesa di autorizzazione per gli studi clinici sugli esseri umani.”

Desprez ha trascorso dieci anni a studiare l’ID-1, il gene che provoca la diffusione del cancro. Nel frattempo il collega ricercatore Sean Mc Allister stava contemporaneamente studiando gli effetti del cannabidiolo (CBD), un composto chimico non tossico che si trova nella pianta della cannabis. Infine, la coppia ha combinato il CBD e le cellule che contengono alti livelli di ID-1. Quello che abbiamo scoperto è che il cannabidiolo potrebbe in sostanza ‘spegnere’ l’ID-1” una proteina che gioca un ruolo chiave nel diffondere il male alle altre cellule. Una grande scoperta compiuta grazie al lavoro sinergico tra gli studiosi che potrebbe rivelarsi preziosa per i malati.

L’ID-1, nei soggetti sani, è attivo solo durante lo sviluppo embrionale. Ma nei malati di tumore al seno, e di molti altri tumori maligni in stato avanzato, si è visto che questo gene a provocare metastasi, favorendo il passaggio della malattia alle cellule sane. Ci sono dozzine di tumori aggressivi che attivano questo gene (alla prostata, al cervello) hanno spiegato i ricercatori, e il cannabidiolo riesce a fermarlo, presentandosi quindi come una cura potenzialmente senza precedenti: ferma il male come la chemioterapia ma, a differenza di quest’ultima, che uccide ogni genere di cellula che incontra, riesce a bloccare solo la cellula maligna. Il cannabidiolo offre la speranza di una cura non tossica per migliaia di pazienti.

“Non abbiamo rilevato alcuna tossicità negli animali su cui abbiamo testato il cannabidiolo, che è già utilizzato per una serie di altri disturbi”. 

Desprez ha spiegato che hanno “usato le iniezioni nella sperimentazione sugli animali e stanno anche testando le pillole, ma non si potrebbe mai ottenere una quantità sufficiente di cannabidiolo solo dal fumo.” La squadra ha anche iniziato a sintetizzare il composto in laboratorio invece di utilizzare la pianta, con l’intento di renderlo più potente.

http://attualissimo.it/marijuana-cancro-metastasi/

cannabidiolo la marijuana combatte il cancro

Arrivano nuove conferme: la marijuana combatte il cancro

Ferma le cellule tumorali e ne impedisce la proliferazione, e non ha gli effetti devastanti della chemioterapia. Nuovi studi confermano l’efficacia del Cannabidiolo e del Thc

Con nuovi studi a confermarne l’efficacia, aumenta tra i ricercatori la convinzione che il cannabidiolo (Cbd) presente nella maijuana rallenta la crescita delle cellule tumorali e inibisce la formazione di cellule che nutrono i tumori, contribuendo così a combattere il cancro e le metastasi. Già note, poi, le capacità di queste sostanze di ridurre il dolore, la nausea e altri effetti correlati alla malattia e alla chemioterapia. 

Come riporta il Newsweek, già nel 2007 uno studio del California Pacific Medical Center mostrava come il cannabidiolo uccida le cellule tumorali nei pazienti con cancro al seno, distruggendo i tumori maligni e “spegnendo” il gene ID-1, una proteina che gioca un ruolo chiave nel diffondere il male alle altre cellule. Questo gene, nei soggetti sani, è attivo solo durante lo sviluppo embrionale. Ma nei malati di tumore al seno, e di molti altri tumori maligni in stato avanzato, si è visto che questo gene è attivo e provoca le metastasi, favorendo il passaggio della malattia alle cellule sane. “ Ci sono dozzine di tumori aggressivi che attivano questo gene”, hanno spiegato i ricercatori, e il cannabidiolo riesce a fermarlo, presentandosi quindi come una cura potenzialmente senza precedenti: ferma il male come la chemioterapia ma, a differenza di quest’ultima, che uccide ogni genere di cellula che incontra e devasta il corpo e lo spirito dei malati, riesce a bloccare solo “quella” particolare cellula maligna. 

“ Il cannabidiolo offre la speranza di una cura non tossica per migliaia di pazienti”, ha detto lo studioso McAllister, a capo del gruppo di ricerca. Da allora però non sono ancora stati condotti test clinici, indispensabili per confermare nell’uomo l’effetto visto in laboratorio. McAllister insomma sta ancora cercando fondi per testare sui malati di tumore l’effetto di questa cura. Nel frattempo, il suo gruppo di studio sta analizzando in laboratorio se è possibile e fruttuoso combinare una cura a base di Cbd con una blanda chemioterapia. Le sue ricerche hanno già mostrato che l’effetto del cannabidiolo viene in questo modo  potenziato: i chemioterapici diventano allo stesso più potenti e meno tossici, perché è possibile ridurli drasticamente. 

La scoperta dell’efficacia di queste sostanze si deve a Cristina Sanchez, una giovane biologa della Complutense University di Madrid. Stava studiando il metabolismo cellulare, analizzando le cellule tumorali del cervello, che crescono molto più velocemente delle cellule normali. Per caso, notò che queste morivano ogni volta che erano esposte ai tetracannabinoidi, il famoso Thc che provoca glieffetti psicoattivi della marijuana. Proseguì le sue ricerche e nel 1998 pubblicò i suoi studi, dimostrando che il Thc induce l’apoptosi, ovvero la morte delle cellule di una forma particolarmente aggressiva di tumore cerebrale.

Successivamente furono molte le conferme, condotte in diversi Paesi, che il Thc e altri derivati della marijuana – i cannabinoidi – hanno effetti direttamente antitumorali (eccone un esempio riguardo al tumore al polmone). 

Il primo test clinico sull’uomo fu condotto in Spagna nel 2006. I ricercatori somministrarono THC a nove malati di tumore al cervello, che non avevano avuto benefici dalle terapie tradizionali, inserendolo direttamente nelle cellule malate con un catetere. Tutti e nove videro la proliferazione del tumore ridursi significativamente, e i risultati furono pubblicati su Nature. Nel frattempo gli studiosi della Harvard University trovarono gli stessi effetti per i tumori al polmone. La cosa più sorprendente che notarono fu il fatto che il Thc colpisce solo le cellule tumorali, lasciando indisturbate le cellule sane. Recenti studi alla St. George’s University di Londra hanno poi visto effetti simili sulla leucemia, con test pre-clinici. A fine luglio, l’ultimo congresso della International Cannabinoid Research Societyha messo intorno a un tavolo tutti i maggiori esperti sul tema a Friburgo, in Germania, con interessanti contributi anche da parte di studiosi italiani, che hanno parlato dei cannabinoidi come della “ più potente arma a disposizione per l’eliminazione delle cellule tumorali nel cancro alla prostata”, mentre ricercatori della Lancaster University hanno riportato simili conclusioni per quanto riguarda il tumore del colon. 
Tutto questo apre nuovi e promettenti scenari nella lotta al tumore. Ma è bene specificare che le conseguenze farmacologiche e tossicologiche dell’uso “comune” di cannabis, inteso come droga psicoattiva, sono tuttavia legate non solo direttamente all’assunzione delle sostanze psicotrope, ma anche all’esposizione delle altre sostanze che si producono durante la pirolisi, ovvero il processo di combustione della sigaretta o, meglio, della “canna”. I vapori che si producono fumando marijuana e hashish, infatti, contengono ossidi di azoto, monossido di carbonio, cianuri, nitrosammine. Il particolato contiene fenoli, cresoli e vari idrocarburi aromatici, tutti potenzialmente cancerogeni.

(Questa revisione riassume le conoscenze attuali sul potenziale antitumorale dei cannabinoidi in seno cancro , il che suggerisce che i farmaci a base di cannabinoidi possono essere utili per il trattamento della maggior parte dei sottotipi di tumore al seno.: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22776349)

(Verso l’uso di cannabinoidi non psicoattivi per il cancro alla prostata. Pubblicato 2012. Questo articolo è un lavoro del governo degli Stati Uniti ed è nel pubblico dominio negli Stati Uniti: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22849856)

(Studio sulla Cannabis, : potrebbe essere il migliore farmaco contro la Sla. Sulla base dei dati scientifici attualmente disponibili, è ragionevole pensare che la cannabis possa rallentare in modo significativo la progressione della SLA, potenzialmente estendere l’aspettativa di vita e riducendo sensibilmente il carico globale della malattia.: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20439484)

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