Nuovo farmaco. Il cancro si curerà con PLX472O.Una scoperta tutta italiana

nuovo farmaco contro cancrodi Romina Malizia

A volte per fortuna arrivano notizie positive dalla ricerca scientifica come in questo caso. E’ una scoperta tutta italiana a cura degli scienziati italiani dell’Istituto di Candiolo (TO), si tratta del PLX472O, un nuovo farmaco efficace contro il cancro che potrebbe rivoluzionare le cure. Dai risultati sembra che riesca a colpire solo le cellule tumorali e non quelle sane come di solito fa la chemioterapia, debilitando il corpo.

http://jedasupport.altervista.org/blog/attualita/sanita/plx472o-farmaco-scoperta-italiana/?doing_wp_cron=1414666395.8658890724182128906250

E’ la fine della chemioterapia.Il cancro si curerà con PLX472O. Una scoperta tutta italiana!

E’ la fine della chemioterapia. Scienziati italiani dell’Istituto di Candiolo (TO) hanno scoperto il PLX472O, farmaco che attacca SOLO le cellule tumorali e non quelle sane come di solito fa la chemio, atta a colpire tutte le cellule dell’organismo senza fare una distinzione tra cellule malate e sane.

La ricerca sul cancro non si ferma mai. L’ultima scoperta è tutta made in Italy. Un team di scienziati italiani dell’Istituto di Candiolo, in provincia di Torino, ha scoperto un nuovo farmaco, il PLX472O, che potrebbe rivoluzionare le cure utilizzate contro il tumore. Coordinati da Alberto Bardelli, direttore del Laboratorio di Genetica Molecolare, e Federico Bussolino, Direttore Scientifico della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, gli scienziati hanno sperimentato un farmaco in grado di attaccare direttamente le sole cellule tumorali, e di frenare la riproduzione di altre cellule malate. Una vera e propria innovazione nella cura del cancro, visto che attualmente i metodi chemioterapici utilizzati colpiscono tutte le cellule dell’organismo, anche sane, non solo quelle tumorali.

In particolare, lo studio pubblicato su Proceedings of National Academy (Pnas), e portato avanti dai ricercatori italiani, ha analizzato la mutazione di un gene, chiamato BRAF, responsabile della proliferazione incontrollata di alcuni tipi di cancro, esaminando inoltre i risultati di un farmaco il PLX472O, il cui uso è autorizzato negli Stati Uniti, ma non ancora in Europa. Il farmaco avrebbe la straordinaria capacità di colpire direttamente le sole cellule tumorali ed evitarne il riformarsi. Le sperimentazioni finora effettuate per la cura del melanoma hanno dato risultati soddisfacenti e la terapia a bersaglio molecolare, in futuro, potrebbe diventare la strada da percorrere nella lotta contro il cancro. «Si è accertato – spiegano Alberto Bardelli e Federico Bussolino – che il Plx472O non solo agisce sulla cellula tumorale bloccandone la crescita, ma ha anche un effetto inatteso sul sistema vascolare del tumore. Questo eccezionale farmaco – continuano i ricercatori – migliora la perfusione ematica del tumore e l’ossigenazione con due conseguenze: facilitare l’arrivo di altri farmaci al tumore, consentendo di ridurre le dosi di chemioterapici utilizzati nel trattamento, e migliorare l’ossigenazione del tessuto riducendo l’ipossia, appunto la mancanza di ossigeno, solitamente causa della maggiore aggressività della malattia e della comparsa di metastasi.

Questa scoperta – sottolineano Bardelli e Bussolino – rivoluziona le prospettive delle attuali terapie antiangiogenetiche, utilizzate ampiamente nel trattamento di molti tumori solidi, dimostrando che è possibile intervenire sull’angiogenesi tumorale non solo inibendola, ma anche cambiando e migliorando le caratteristiche funzionali del sistema vascolare del tumore. Questa scoperta – concludono Bardelli e Bussolino – è un’ulteriore tappa nella lotta contro il cancro, che si sta globalizzando e allarga il fronte, avendo compreso la necessità di studiare e colpire le vie di comunicazione tra la cellula tumorale ed il microambiente che la circonda. Infatti, il destino di un tumore verso una veloce progressione, o nel permanere in uno stato di quiescenza, dipende sia dalle caratteristiche genetiche della cellula neoplastica sia dalle molecole e dei vasi sanguigni che circondano il tumore». Insomma intervenendo direttamente sulle cellule malate e bloccandone la riproduzione si riuscirebbero a stroncare velocemente i tumori. La speranza, come accade sempre a seguito di nuove scoperte in campo medico, è che i nuovi farmaci riescano ad essere utilizzati concretamente quanto prima e non rimanere solamente allo stato di ricerca.

(http://www.italyworknews.it/home/index.php?option=com_content&view=article&id=705:addio-chemioterapia-a-curare-il-cancro-ci-pensa-il-plx472o-scoperto-dagli-italiani&catid=82:universita&Itemid=230)

provette ricerca cancro

http://www.abcsalute.it/notizie-salute/news/cancro-nuovo-farmaco-sperimentale-contro-proliferazione-cellulare.html?refresh_cens

CANCRO: NUOVO FARMACO SPERIMENTALE CONTRO PROLIFERAZIONE CELLULARE

Nuove importanti proprietà antitumorali di un farmaco sperimentale sono state scoperte dalle equipe guidate da due ricercatori italiani dell’Istituto di Candiolo, i Professori Alberto Bardelli, Direttore del Laboratorio di Genetica Molecolare, e Federico Bussolino, Direttore Scientifico della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. Lo studio, condotto su modelli preclinici, è stato pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze americana, “Proceedings of National Accademy of Usa”.

In collaborazione con l’Università di Torino e del Piemonte Orientale, i ricercatori di Candiolo hanno dimostrato che l’utilizzo di una terapia a bersaglio molecolare, già autorizzata negli Usa ma non ancora disponibile in Europa e in Italia, è in grado di intervenire non solo sulla cellula tumorale, ma indirettamente anche sul microambiente che la circonda, generando pertanto una doppia modalità terapeutica per inibirne la proliferazione. Oggetto dello studio sono la mutazione dell’oncogene ‘BRAF’ (gene responsabile della crescita incontrollata di numerosi tipi di tumori) e il farmaco PLX472O, che nelle varie fasi di sperimentazione in cui è stato utilizzato finora nella cura dei melanomi si è dimostrato molto efficace nell’inibire l’oncogene mutato. La mutazione di BRAF è importante non solo nei melanomi, ma anche nei tumori del colon, dell’ovaio e della tiroide e spesso si correla a una cattiva prognosi della malattia.

“Si è accertato – spiegano Bardelli e Bussolino – che il PLX472O non solo agisce sulla cellula tumorale bloccandone la crescita, ma ha anche un effetto inatteso sul sistema vascolare del tumore”. I ricercatori hanno, infatti, scoperto che il PLX472O migliora la perfusione ematica del tumore e l’ossigenazione con due conseguenze: “può facilitare l’arrivo di altri farmaci al tumore, consentendo di ridurre le dosi di chemioterapici utilizzati nel trattamento; migliora l’ossigenazione del tessuto riducendo l’ipossia, solitamente causa della maggior aggressività e della comparsa di metastasi”.

“Questa scoperta – sottolineano ancora Bardelli e Bussolino – rivoluziona le prospettive delle attuali terapie antiangiogenetiche, utilizzate ampiamente nel trattamento di molti tumori solidi, dimostrando che è possibile intervenire sull’angiogenesi tumorale non solo inibendola ma anche cambiando e migliorando le caratteristiche funzionali del sistema vascolare del tumore”. Questa – concludono Bardelli e Bussolino – è una ulteriore tappa nella lotta contro il cancro che si sta globalizzando e allarga il fronte, avendo compreso la necessità di studiare e colpire le vie di comunicazione tra la cellula tumorale e il microambiente che la circonda. Infatti il destino di un tumore verso una veloce progressione, o nel permanere in uno stato di quiescenza, dipende sia dalle caratteristiche genetiche della cellula neoplastica sia dalle molecole e dei vasi sanguigni che circondano il tumore”.

(Fonti: http://www.pnas.org/content/109/6/E353.abstract )

http://www.airc.it/finanziamenti/progetti/due-successi-per-un-solo-farmaco/

Un gruppo di ricercatori piemontesi ha scoperto che il farmaco PLX472O combatte lo sviluppo del tumore colpendo la cellula malata e il microambiente che la circonda

Nuove importanti proprietà antitumorali di un farmaco sperimentale sono state scoperte dalle equipe guidate da due ricercatori dell’Istituto di Candiolo, Alberto Bardelli, direttore del laboratorio di genetica molecolare e Federico Bussolino, direttore scientifico della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro. Lo studio, condotto su modelli preclinici, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista dell’Accademia delle scienze americana, PNAS. I ricercatori hanno dimostrato che l’utilizzo di una terapia a bersaglio molecolare, già autorizzata negli Stati Uniti ma non ancora disponibile in Europa e in Italia, è in grado di intervenire non solo sulla cellula tumorale, ma indirettamente anche sul microambiente che la circonda, generando pertanto una doppia modalità terapeutica per inibirne la proliferazione.

Oggetto dello studio sono la mutazione dell’oncogene BRAF (gene responsabile della crescita incontrollata di numerosi tipi di tumori) e il farmaco PLX472O, che nelle varie fasi di sperimentazione in cui è stato utilizzato finora nella cura dei melanomi si è dimostrato molto efficace nell’inibire l’oncogene mutato. La mutazione di BRAF è importante non solo nei melanomi, ma anche nei tumori del colon, dell’ovaio e della tiroide e spesso si correla a una cattiva prognosi della malattia.

“Si è accertato – spiegano Bardelli e Bussolino – che il PLX472O non solo agisce sulla cellula tumorale bloccandone la crescita, ma ha anche un effetto inatteso sul sistema vascolare del tumore”. I ricercatori hanno infatti scoperto che il PLX472O migliora la perfusione del sangue del tumore e l’ossigenazione con due conseguenze: “può facilitare l’arrivo di altri farmaci al tumore, consentendo di ridurre le dosi di chemioterapici utilizzati nel trattamento; migliora l’ossigenazione del tessuto riducendo l’ipossia – la carenza di ossigeno – solitamente causa della maggior aggressività e della comparsa di metastasi”.

“Questa scoperta – sottolineano ancora Bardelli e Bussolino – rivoluziona le prospettive delle attuali terapie antiangiogenetiche (che ostacolano la formazione dei nuovi vasi sanguigni che portano nutrimento al tumore), utilizzate ampiamente nel trattamento di molti tumori solidi, dimostrando che è possibile intervenire sull’angiogenesi tumorale non solo inibendola, ma anche cambiando e migliorando le caratteristiche funzionali del sistema vascolare del tumore”.

“Questa – concludono Bardelli e Bussolino – è un’ulteriore tappa nella lotta contro il cancro che allarga il fronte, avendo compreso la necessità di studiare e colpire le vie di comunicazione tra la cellula tumorale e il microambiente che la circonda. Infatti la progressione di un tumore,o il suo permanere in stato di quiescenza, dipendono e sia dalle caratteristiche genetiche della cellula neoplastica sia dalle molecole e dei vasi sanguigni che la circondano”.

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